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LA STORIA DEL WEST - LE GUERRE INDIANE: (6) I CREEK, I SEMINOLE, IL MASSACRO GRATTAN

1 – Le Guerre dei Creek 

Una volta che gli Inglesi ebbero conquistato il Canada, i Francesi persa molta della loro potenza e gli Spagnoli lasciata la Florida, le Cinque Tribù Civili - ovvero i Cherokee, i Choctow, i Chocasaw, i Creek e i Seminole - capirono che un’alleanza con i Britannici sarebbe stata nel loro interesse. Questi li trattarono onorevolmente e gli Indiani ottennero che i loro legittimi privilegi fossero rispettati. I Creek rinforzarono la Confederazione, imponendosi sui Cherokee e sui Choctow.
Quando le colonie si ribellarono all’Inghilterra, i Creek combatterono a fianco degli Inglesi, poiché avevano concluso un accordo col Re e intendevano rispettarlo. Essi infatti, contando sul suo aiuto, stettero dalla sua parte, ma la Corona abbandonò tutti i territori a sud del Canada e gli Indiani si trovarono a dover affrontare uomini energici che pensavano soltanto a sfruttare le terre che avevano occupato. Per questo, nelle regioni del Nord Ovest, il capo Tecumseh aveva cercato di realizzare un’unione fra tribú; ma i Cherokee e i Choctow rifiutarono di prendere le armi e i Creek, fra i quali regnava il disaccordo, non vollero unirsi a Tecumseh. Scoppiarono allora delle violente battaglie sulla frontiera della Florida. 
I Creek si divisero in due fazioni di cui una, i Red Stick, rimase fedele agli Inglesi e l’altra, agli ordini del capo Coweta William MacIntosh (1775 – 1825), si alleò con gli Americani. Nella primavera del 1814, a Horseshoe Bend, sul fiume Tallapoosa, quest’ultimo sconfisse I Red Stick. Negli ultimi giorni di quell’anno egli concluse un negoziato secondo il quale i Creek ricevevano dal governo degli Stati Uniti 5.000.000 di acri di terreno. Alcuni clan però non furono d’accordo e si unirono ai Seminole, in Florida, pronti a combattere gli Americani, quando fosse giunto il momento, agli ordini di Osceola (1803 – 1838). 

2 – Le Guerre dei Seminole
Nel 1817 scoppiò la prima guerra seminole. Il generale Andrew Jackson (1767 – 1845), ricevette l’autorizzazione a penetrare in territorio spagnolo per domare la rivolta; era un avvocato che sarebbe poi diventato presidente americano (1829 – 1837). Egli conquistò Fort Saint Marks e Pensacola, poi continuò la sua invasione, mettendo gli Spagnoli in una situazione tale per cui essi dovettero accettare di cedere la Florida agli Stati Uniti, dietro compenso di una somma di 5.000.000 di dollari. La frontiera fu allora spostata sul fiume Sabine. Andrew Jackson si ritirò dalla Florida con il suo esercito nel 1818, non essendo riuscito a trattare con i Seminole, che gli Stati Uniti continuavano a considerare come facenti parte della Confederazione dei Creek.
Per un tempo relativamente breve, Andrew Jackson fu governatore militare della Florida, ma solo il suo successore, William Pope Duval (1784 – 1854), discusse le condizioni di Pace con i Seminole, a Camp Moultrie, nel 1823. I firmatari indiani di questo accordo - che in seguito non furono riconosciuti qualificati a rappresentare l’insieme della Nazione - cedettero le loro terre, cioè 32.000.000 di acri, e accettarono di recarsi in una Riserva di soli 4.000.000 di acri. Il trattato di Camp Moultrie accordava inoltre ai Seminole razioni di cibo, la costruzione di scuole e il versamento annuale, per un periodo di vent’anni, di 5.000 dollari.
Nel 1835 la Florida fu novamente teatro di violenze. I Seminole uccisero un messaggero e intrapresero reiterati attacchi alle piantagioni dei Bianchi. Il 28 dicembre 1835 l’agente Thompson fu ucciso in un’imboscata e contemporaneamente i Seminole riconobbero in Osceola il loro nuovo capo di Guerra.
La sera di quello stesso giorno due Compagnie comandate dal maggiore Francis L. Dade ( ? – 1835) affrontarono i capi Jumper (? – 1896), Minacopy e Alligator (? – 1859): solo tre soldati uscirono vivi dallo scontro. Fu questo l’inizio della seconda guerra Seminola, che sarebbe durata otto anni. Nel febbraio del 1836 il generale Edmund G. Graines fu attaccato a Fort Brooke, nella regione di Withlacoochee, dove erano stati precedentemente Call, alla testa di 500 Volontari della Florida. Il generale Winfried Scott, che aveva preso il comando dell’azione contro i Seminole, fu sostituito dal generale Thomas S. Jessup (1678 – 1860) che affrontò il grosso delle forze seminole a Great Cyprees il 17 gennaio 1837. Il 3 febbraio seguente, a Fort Dade, i Seminole chiesero la Pace, che fu firmata solo sei mesi dopo, il 14 agosto.
Nel 1849, 370 Seminoli organizzatono una rivolta e provocarono numerosi incidenti che alcuni storici, certamente esagerando, chiamarono “Terza Guerra Seminole”. 
Il capo Billy Bowlegs (? – 1859) diresse per un breve periodo le operazioni di 120 rivoltosi che però, dopo una serie di scontri, furono domati. Dopo dieci anni la maggior parte di questi Indiani fu deportata lontano dalla Florida e solo un piccolo gruppo di essi riuscì raggiungere le Everglade e a organizzare un’accanita resistenza. 
Osceola (1803 – 1838) fu uno dei grandi capi della Nazione Seminola. Era, sembra, di alta statura, magro e diritto, con un aspetto piacevole ma con l’espressione melanconica. Nacque sulle rive del fiume Tappapoosa, nella regione dei Creek. Il nonno di suo padre era Scozzese e, dopo la morte di suo padre, la padre sposò un uomo Bianco di nome Powell e questo fece sí che Osceola fosse piú oltre chiamato “Powell”. Egli non discendeva da un capo, ma, all’età di trentadue anni, ebbe la carica di capo del suo Popolo e prese il comando dei guerrieri quando gli Americani vollero cacciare i Seminole dalla Florida per rinchiuderli in una Riserva dell’Indian Territory. Osceola combatté nelle Everglade tenendo in scacco le truppe nemiche fino a quando, finalmente, i suoi tentativi di trattare divennero realtà. Un giorno Osceola si presentò agli avamposti nemici sventolando una bandiera bianca, ma fu colpito, ridotto all’impotenza e rinchiuso in una cella. Questo tradimento sollevò l’indignazione di tutto il paese, ma il giovane capo rimase sempre prigioniero e morì col cuore spezzato a Fort Moultrie in Florida. 
3 – Il Massacro Grattan
Nell’estate del 1854 High Forehead, un Indiano Minniconjou, catturò una mucca che, da una carovana di emigranti Mormoni a cui apparteneva, era andata a gironzolare intorno al suo campo. I Mormoni della carovana si lamentarono dell’accaduto con il tenente Hugh Brady Flening del VI Fanteria, di stanza a Fort Laramie, uscito dall’accademia di West Point solo due anni prima. 
L’ufficiale si lamentò a sua volta con “Conquering Bear”, un Indiano Brulé che era stato riconosciuto capo da tutti i Sioux all’epoca del trattato di Horse Creek del 1851. Hugh Brady Flening incaricò il tenente John Lawrence Grattan (1830 – 1854) di cercare High Forehead e di metterlo agli arresti. Il 19 agosto il tenente, alla testa di 29 uomini, si diresse verso l’accampamento dei Sioux, ma non poté ottenere alcun colloquio e incontrò una fortissima resistenza. Le truppe allora si prepararono a rispondere, mettendo in bateria un cannone da Montagna. Nello scontro che seguì Grattan cadde fra i primi. Gli uomini, privi di comando, rimasero per un attimo disorientati, poi si ripresero e si allontanarono in buon ordine, continuando a sparare sugli Indiani lanciati al loro inseguimento, fra i quali vi era Conquering Bear stesso.
Da allora i Sioux furono sul sentiero di guerra e, in novembre, uno dei fratelli di Conquering Bear uccise tre uomini e catturò un carro contenente merce per 20.000 dollari. Nella primavera seguente gli Indiani organizzarono diverse spedizioni per rubare cavalli e la guerra con i Bianchi entrò nella sua fase cruciale. Gli uomini al governo presero allora le cose più sul serio e incaricarono il brigadier-generale William Selby Harney (1800 – 1889) di intraprendere una spedizione punitiva contro gli autori del massacro di J. L. Grattan. 
L’agente Indiano Thomas S. Twiss ricevette l’ordine di avvertire amichevolmente le bande alleate di recarsi a sud del Platte, verso Fort Laramie, dove già si trovavano 400 dei 700 teepee che contava quella regione.
Il generale William Selby Harney marciò da Fort Kearny, lungo la riva sinistra del fiume Platte, in direzione di Fort Laramie con 600 soldati, due Compagnie di Dragoni, una di Artiglieria e cinque di Fanteria. Un capo dei Brulé, Little Thunder, che si trovava al campo di Ash Hollow, fu avvertito da un cacciatore di pellicce che una truppa veniva nella sua direzione. L’accampamento fu attaccato dagli uomini di Harney la mattina del 3 settembre 1855.
Little Thunder (1820 – 1879), Spotted Tail (1823 – 1881) e Iron Shell (1816 – 1896) uscirono per trattare, ma il generale rifiutò il colloquio dichiarando che tutto il possibile era già stato fatto dall’agente Thomas S. Twiss. I soldati entrarono in azione e i Dragoni si disposero in modo da tagliare ogni via d’uscita agli Indiani. Di questi, 86 furono uccisi e 70, fra donne e bambini, furono fatti prigionieri. Quando William Selby Harney arrivò a Fort Laramie, domandò ai Sioux di consegnarli Spotted Tail e Red Leaf (1718 – 1806), che avevano diretto l’attacco contro J. L. Grattan e l’attacco contro il carro.
Entrambi avevano partecipato al combattimento di Ash Hollow. I due uomini furono condotti a Fort Leavenworth per essere impiccati ma furono entrambi graziati. Durante la sua breve prigionia Spotted Tail si fece degli amici fra gli ufficiali e, constatata la potenza delle truppe americane, capí che era inutile volerle affrontare. Divenne in seguito un potente capo dei Sioux Brulé e tenne il suo popolo lontano dalle ostilità. Più tardi diresse l’Ufficio Indiano e si sforzò di portare alla sua tribù i vantaggi della civiltà.
Sarebbe stata infatti soltanto una pia illusione, per lui e tutto il popolo Indiano...
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Atualizado em: Sáb 30 Set 2017

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