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LA STORIA DEL WEST - LE MANDRIE E I COWBOY

Allevamento del bestiame (il ranching) e spedizioni di bestiame sono due concetti nettamente distinti. Per questo, nei primi anni, i rancher (i possessori), non sempre erano proprietari di un ranch – forma americanizzata della parola messicana che significa "piccolo allevamento", in confronto alle hacienda che nell’ordine di grandeza del Messico corrispondevano più o meno a un piccolo principato europeo. I rancherlasciavano il compito di condurre la mandria a esperti del mestiere, i quali conoscevano la regione e disponevano di squadre d’uomini addestrati e dotati dell’equipaggiamento necessario. Solo più tardi divenne normale che un rancher guidasse la sua mandria lungo la “pista”. Negli anni prima della Guerra Civile si era soliti non trasferire mai più di 1.000 bovini per volta; più tardi una mandria poteva anche contare - a seconda del temperamento degli animali - fino a 2500/3000 capi. 
Se gli animali erano tranquilli, bastava un uomo a cavallo per 250 longhorn; con animali semi-selvaggi, come quelli di razza Brasada, ci volev, un uomo ogni 150 capi. Dei 10 cowboy a cavallo per una mandria di 2500 capi, uno - il cosidetto trailboss - era il responsabile della spedizione e su di lui c'era un detto: Tieni un occhio sul boss e due sulla mandria. Due cavalcavano in testa, i pointrider; due sorvegliavano leali cavalcando su e giù, gli swingrider; due fiancheggiavano la mandria tenendo il suo passo, i flankrider; e tre chiudevano la marcia, i dragrider. Ogni uomo aveva bisogno di 5/7 cavalli di riserva, e questo branco di cavalli veniva sorvegliato da due butteri, gli horse wrangler.
Un trailboss precede la mandria di una giornata di cammino e cerca la strada migliore e il miglior accampamento per la notte. La cosa più importante in questa ricerca è l’acqua. Non si ha idea di quanto dimagriscano i bovini quando non hanno abbastanza da bere. I primi giorni di marcia sono i più difficili. Gli animali si staccano di malavoglia dai loro pascoli abituali, diventano irrequieti durante i giri di controllo e si danno a fughe precipitose a ogni minima occasione: le cosiddette stampede. Questa parola deriva dai vaquero spagnoli, e significa, più o meno, "fracasso", "grande rumore". Veniva usata quando i bovini, presi da panico collettivo, si disperdevano in una fuga disordinata e pericolosa, che spesso aveva delle conseguenze gravi. Durante la notte, il minimo rumore insolito, oppure un improvviso movimento, poteva spaventare una grossa mandria addormenttata e immediatamente le bestie potevano precipitarsi in una fuga disordinata, con la probabilità che molte centinaia di capi potevano cadere nei burroni, o uccidersi contro le pareti rocciose, oppure annegare nei corsi d’acqua.
Specialmente durante una tempesta le bestie erano nervose e inquiete e bastavano un lampo o un tuono particolarmente forti per generare il panico. Perciò, quando il tempo era cattivo, ronde rinforzate di guardiani notturni cavalcavano intorno alle mandrie, fischiando o cantando melodie tranquillanti, alle quali le bestie erano abituate. Non si spaventavano per un fiammifero acceso, né per il respiro di un cavallo, né per il russare di cowboy addormentati. Ma un ramo che si rompeva, la caduta di un recipiente - per non parlare degli spari - bastavano per mettere tutte le bestie in piedi. Se un cavallo scuoteva la sella o nitriva improvvisamente o se un uomo addormentato mandava un grido, o si sentiva l’urlo di un lupo o di un giaguaro o il rumore tipico del crotalo... tutto questo bastava per mettere in allarme tutta la mandria, che un attimo prima era ancora addormentata, e a far partire le bestie a velocità sfrenata. 

Una mandria di alcune migliaia di longhorn spaventata, a passo di carica, che travolgeva tutto quello che le si parava davanti, costituiva uno spettacolo terrificante. Se i cowboy non riuscivano a riprendere il controllo della mandria nello spazio di una ventina di minuti, facendola girare a mulino - cioè in una spirale nella quale le bestie potevano correre fino al completo esaurimento - allora qualsiasi azione era inutile, perché la mandria si disperdeva in tutte le direzioni. In simili occasioni le bestie percorrevano molte centinaia di miglia prima di fermarsi e i cowboy dovevano spendere molti giorni di fatica prima di poter riportare le bestie al punto di raccolta. Spesso capitava anche che in una mandria si verificassero più stampede alla settimana. Ci si può immaginare facilmente che cosa rappresentasse questo per gli accompagnatori, che potevano dormire sì e no 5/6 ore per notte, senza contare che se cavaliere e cavallo cadevano, erano imediatamente perduti perché venivano travolti dalle bestie in fuga.
Capitava che anche i cavalli cadessero in stampede. Era molto più difficile riacchiapparli e calmarli. Il più delle volte erano perduti. Talvolta si accompagnavano a qualche branco di cavalli selvaggi. Per questo bisognava sfiancarli durante i primi 3/4 giorni, spingendoli incessantemente in avanti, in modo che la sera essi fossero così spossati da non riuscire a tenere gli occhi aperti: 25/30 miglia bastavano a questo fine. Il quarto giorno si poteva già diminuire la media, finché al decimo giorno si poteva scendere a una tabella di marcia normale di 10/15 miglia giornaliere, alla quale ci si atteneva per il resto del viaggio.
Gli uomini a cavallo più esperti e più anziani s’incaricavano di porsi alla testa della mandria, poiché è dannatamente difficile regolare la velocità del toro di testa in modo che la mandria, che avanza lungo un asse che può superare il miglio, non si frantumi o si allarghi troppo. 
Essi si preoccupano perchè il primo quarto della mandria rimanga unito e non più di quattro animali camminino l’uno di fianco all’altro. I cowboy incaricati delle ali conducono il secondo quarto, i fiancheggiatori il terzo. È importante che essi siano in continuo movimento cavalcando lateralmente alla mandria e tengano d’occhio gli outsider e le bestie giovani più stanche. Gli uomini che chiudono la marcia non necessitano di grande esperienza. Ciò che ci si attende da loro è che riconducano in gruppo gli animali stanchi, uccidano quelli feriti e mangino la polvere.

Il cuoco precede di un miglio con il suo carro-cucina. Gli incaricati dei cavalli di riserva si tengono a circa mezzo miglio di distanza, lateralmente rispetto alla mandria.
Un giorno di marcia si svolge sempre allo stesso modo. Il cuoco sveglia gli uomini all’aurora: per quell’ora la colazione è sempre pronta. 
Già mentre essi mangiano, i due butteri portano i remuda (che vuole dire "cavalli di riserva") nell’accampamento e li spingono in un recinto limitato da corde. I cowboy diedero questo nome a una mandria di cavalli di riserva, sorvegliata e guidata da uno o due guardiani, che durante il trasferimento o la raccolta delle mandrie, detto round up, viene sempre tenuta pronta, a disposizione dei cavalieri. Round upè la raccolta di una o più mandrie in campo aperto e la loro concentrazione in un punto determinato. Nel recinto limitato da corde, ogni cowboy riceve il suo cavallo che poi cavalcherà per mezza giornata. Solo a mezzogiorno, infatti, egli potrà cambiarlo con uno fresco. A ogni cambio egli riceve un cavallo differente, finché non ritorna al primo.
Per prima cosa si lascia pascolare la mandria, mentre, adagio adagio, essa viene spinta nella direzione di marcia. Dopo 2/3 miglia e dopo che sono stati uccisi i vitelli appena nati, il passo si fa più spedito. Verso mezzogiorno si fa una sosta, e si passano le ore della calura più intensa dormicchiando. Nel pomeriggio si riprende il cammino, in modo dapercorrere altre 7/8 miglia prima del tramonto. Il cuoco precede tutti, fino al punto che ha scelto per il bivacco. Leva i finimenti ai cavalli e prepara la cena. 
Quando la mandria appare in lontananza, i butteri impastoiano i cavalli di riserva in modo che durante la notte non si allontanino troppo. Una metà degli uomini mangia, gli altri spingono piano piano la mandria fino al luogo del suo - diciamo così per dire - "letto". Quindi vengono sostituiti anch’essi e possono mangiare. Ora ognuno prende il suo cavallo per la vigilanza notturna e la mandria viene spinta in cerchio, entro uno spazio ristretto. Per ottenere ciò i cowboy cavalcano attorno alla mandria per circa due ore, disegnando cerchi sempre più stretti. 
La custodia notturna è affidata a due uomini che cavalcano lentamente e dolcemente attorno agli animali addormentati senza smettere di cantare. Finché i longhorn sentono una voce umana che è loro familiare, continuano a dormire come bambini cullati. Quante canzoni che un uomo s’inventava lì per lì e che poi sono state cantate in tutta l’America, sono state sentite per la prima volta in tali notti - ma il cantare era anche cosa utile agli stessi sorveglianti, in quanto impediva loro di prendere sonno.
Gli altri cowboy giacciono per terra, ciascuno tenendo in mano la cavezza del proprio cavallo ancora sellato. Se avveniva una dispersione precipitosa e improvvisa delle bestie, in un secondo essi erano già in sella. Chi - pur cantando - si addormentava per l’eccessiva stanchezza, si strofinava gli occhi con tabacco in polvere, di modo che il dolore lo tenesse sveglio.

Verso mezzanotte ogni mandria comincia ad agitarsi. Lo sa soltanto il maledetto diavolo perché. Ciò dura fino alle due; in queste due ore la sorveglianza deve essere molto oculata e si devono cantare agli animali canti melodici, finché essi si corichino di nuovo e riprendano il sonno fino al sorgere del sole. Se i guardiani non riescono a impedire che alcune bestie lentamente si allontanino, in men che non si dica l’intera mandria comincia ad andare alla deriva. E allora basta un alto grido o lo sbuffo di un cavallo irrequieto per provocare un rapido scompaginarsi della mandria. Allora è l’inferno che si scatena - ma gli uomini devono restare sempre presso la mandria, in ogni circostanza.
I temporali sono terribili. La grandine colpisce bestie, cavalli e uomini... e i cowboy devono togliere dai cavalli la sella e mettersela sulla testa per non venir ammazzati da chicchi di grandine grossi come uova di colombo. I fulmini uccidono interi armenti di bovini e di cavalli, e gli uomini vengono inceniriti sulle loro selle nella frazione di un secondo. Nei temporali carichi di elettricità e senza pioggia o tempesta, le punte delle corna ardono come fiamme, o ne scaturiscono scintille. Dispersioni improvise, tornado, uragani, cicloni, bufere di neve, incendi di prateria, temporali improvvisi e siccità: tutto ciò non fa della lunga marcia un divertimento. Se il guado d’un fiume in un anno di siccità era un gioco da bambini, in un anno piovoso deventava un vero inferno sulla terra. 
Talvolta il carro-cucina veniva travolto dai flutti assieme al cuoco e ai cavalli, e centinaia di capi di bestiame annegavano. 
Giorno dopo giorno, ora dopo ora, settimana dopo settimana, il cowboy cavalca in una nuvola di polvere, non sente altro che il trapestio di migliaia di zoccoli, e il raschiare di corna che sbattono le une contro le altre, e l’odore cattivo di feci e urina degli animali. Chi sa quanto logoranti siano questi mesi passati al caldo e al freddo, sotto la pioggia e nella siccità, chi ha visto quanti uomini in gamba sono stati ridotti in poltiglia durante una dipersione improvvisa del bestiame, egli capirà anche quanto poco significhino per noi, al confronto, gli attacchi di indiani o di banditi.

E chi, alla fine di un simile viaggio - dopo quattro, cinque, sei e più mesi - sente i cittadini chiamare “selvaggi” questi ragazzi solo perché si rallegrano di essere ancora in vita, di avere del danaro, di poter fare un bagno, di poter dormire in un letto pulito, di poter tenere una ragazza fra le braccia, di poter finalmente sparare e divertirsi al proprio stesso fracasso, chi ha visto sceriffi armati scatenarsi contro di loro, sparar loro addosso, rinchiuderli in prigione, segnarli a dito, egli comprenderà perché noi storici chiamiamo simile gente “sacchi di pepe” e “nasi sporchi”.
In 20 anni i cowboy del Texas hanno spinto verso il Nord più di 8.000.000 di longhorn, alcuni dal Rio Brazos fin dentro al Montana, dopo un percorso di 8.000 km. Quando una mandria arrivava alla meta, era così dimagrita che abbisognava di una "pausa per pascolo” di quattro/sei settimane, prima che potesse essere venduta. 
Erano queste pause che i cowboy riempivano di burle e di divertimenti, senza far nulla per nascondere il loro disprezzo per la vita regolata del commerciante e del cittadino.
I costi medi di una emigrazione di 2.500 capi da Bandiera (in Texas) fino a Miles City (in Montana) erano, nel 1880, i seguenti: 
1) Salari mensili: Responsabile della spedizione 150 dollari, Cuoco 100 dollari, 2 Butteri 80 dollari, 9 Cowboys 360 dollari. Totale di un mese: 690 dollari. 
2) Totale per 5 mesi di marcia: 3.450 dollari, Viveri 432 dollari, Mangime 91 dollari, Integrazione dell’equipaggiamento e Riparazioni 116 dollari, Pedaggio per l’attraversamento di territori degli Indiani (10 cent per capo) 250 dollari, Spese per Acqua e Bevande 62 dollari, Perdite (6% prezzo di vendita per ogni singolo capo) 32 dollari, 150 capi 4.800 dollari. 
Spesa totale 9.201 dollari.
Dato quindi un percorso di circa 6.000 km, si poteva calcolare che le spese fossero di circa tre, cinque dollari per ogni animale. Queste spese diminuivano considerevolmente con l’accorciarsi delle distanze; per esempio – su un percorso di 2.000/3.000 km - esse erano, pro-capite, di 1/1,25 dollari. 
Perciò, considerato tutto, i cowboy erano veramente eroi del leggendario Vecchio West. 
Avete ancora qualche dubbio su questo, cari amici lettori? 

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Atualizado em: Qua 4 Out 2017

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